Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Rosai Ottone


"Via delle Lame "

 (1945)



olio su tela


cm. 60 x 45



Donazione:
LUCARELLI




Firmato in basso a destra: O. Rosai
Sul verso scritta di Renato Tassi: "Dipinto da Ottone Rosai nel 1945/Renato Tassi"



Via delle Lame, Via San Leonardo, Via Monte alle Croci, le vie della periferia fiorentina che portano fuori città, verso le colline e l’aperta campagna, sono ormai per tutti le vie di Rosai. Il loro nome richiama immediatamente quello del pittore che «ai muri, alle curve delle strade, al silenzio e alla solitudine dei casolari e degli orti […] ha dato vita perenne liberandoli dalle vicissitudini del quotidiano per intenderne l’accattivante magia e la misteriosa bellezza» (P. C. Santini, 1983, pp. 83-84).

All’origine di tale equazione sta la costante, strenua applicazione del pittore su una realtà naturale amata nell’opera ordinatrice dell’uomo non meno che per gli esempi di una tradizione figurativa antica e a lui profondamente consentanea come quella toscana. Il bisogno di penetrarla sino in fondo, questa realtà, senza timore di stancare l’ispirazione in una quantità di riprese e varianti che si succedono anche a lunga distanza di anni. Ciò che accade, in particolare, per Via delle Lame, uno dei temi entrati per tempo nel repertorio paesistico di Rosai e più tardi abbandonati. Se ne conoscono almeno quattro versioni, di cui la prima, resa nota dal Parronchi e ripubblicata dal Santini nella sua monografia del ’60 insieme al disegno che apre tutta la serie, porta la data del ’32, mentre l’ultima appartiene, per l’appunto a questa collezione. Quattro opere che si calano nell’arco di quattordici anni, strutturate sul medesimo schema ma diversissime per condotta e misura espressiva.

Quella strada che sale in ripresa diretta verso la collina, tra un poggio erboso e il muro di un giardino cintato di cipressi, non muta mai direzione, assecondando appena lo scorcio più o meno ripido dei suoi confini naturali; e la casa colonica continua ad attenderla sul fondo, inquadrata dalla dolce parabola del colle. Eppure, basta uno sguardo alle opere precedenti per misurare la distanza che le separa da questa del ’45 e cogliere il senso preciso della sua individualità.

Per quanto ridotto alle sue strutture prima ed elementari, l’impianto del quadro perde la fermezza di visione che rendeva “sonanti” spazi ben altrimenti aggettivati; scompare la mobilità delle luci - quelle luci spesse e costruttive come la lama che s’insinuava la piega della strada e il casolare - e la ricca, vibrante densità della materia pittorica si dirada, lasciando affiorare un tessuto scarno e uniforme. Dal cielo sulla via percorsa tante volte e con sentimento sempre rinnovato, piove ora «una caligine cupa che spegne i colori e chiude gli orizzonti» (P. C. Santini, 1983, p. 111), comune anche agli altri paesaggi di questo momento. È il segno della crisi, del travaglio dei tempi, cui Rosai partecipa con tutta la sua dolente appassionata umanità.

“La Donazione Lucarelli”, a cura di G.Matteucci - R.Monti, Musei Civici di Villa Paolina, Viareggio,
1994, p. 86

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