Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Guttuso Renato


"Natura morta"

 (1959)




cm. 63 x 49



Donazione:
LUCARELLI




Col nudo, la natura morta è tema prediletto di Guttuso tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. In questo momento, anzi, i due temi normalmente distinti costituiscono gli aspetti complementari e indivisibili della sua ricerca, ché «una sorta di continuità di condizione dell’esistenza concretamente vissuta lega le ‘figure’ agli ‘oggetti’» (E. Crispolti, 1987, p. 135).

La partecipazione del pittore alla vitalità ferina dei corpi, il desiderio sensuale di possesso che egli mette del dipingerli, non muta d’intensità se rivolto agli oggetti, alle cose della vita ordinaria, sotto la cui apparenza inanimata scorre una linfa misteriosa e potente. Così è per le bottiglie, i fiaschi, le lattine, le ciotole, i barattoli di vernice, gli arnesi da lavoro, di cui si gremiscono in disordinato accumulo le nature morte: oggetti consumati dall’uso, emblemi del commercio sociale, che rivelano la loro natura di organismi viventi in un contesto dove l’uomo è assente.

È la via definitiva del “realismo esistenziale”, in cui trova posto anche questa “Natura morta”: strettamente apparentabile, pur nella brevità del formato, alle grandi composizioni d’interno dipinte a Velate nel ’61, tanto da far pensare a un particolare ingrandito o a uno studio preparatorio. La stessa ciotola di materia pesante, di calcare più che di coccio, lo stesso movimento avvolgente di panni, la stessa in distinzione tra oggetto fondale; ma soprattutto lo stesso trattamento cromatico, per cui un segno forte e sprezzante - ripassato col nero catrame - si sostanzia di una materia pittorica ricca e sensuosa, ai cui valori espressivi la pittura di Guttuso mostra di essersi fatta ormai sensibilissima.

“La Donazione Lucarelli”, a cura di G.Matteucci - R.Monti, Musei Civici di Villa Paolina, Viareggio,
1994, p. 94

  • Facebook
  • twitter
  • Google +
  • (Fine Navigatore Social)