Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Burlamacco
studi per il costume di Burlamacco
studi per il costume di Burlamacco, 1929-30, matita e acquerello su carta, cm.20x28,5

studi per la faccia-maschera di burlamacco, 1930, matita e acquerello
      su carta
studi per la faccia-maschera di burlamacco, 1930, matita e acquerello su carta, cm.11,5x19,5

schizzi per il manifesto definitivo del Carnevale 1931, 1930
schizzi per il manifesto definitivo del Carnevale 1931, 1930,
matita e acquerello su carta, cm.20x29


Burlamacco
Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, dal 1989 entrata a far parte del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari Nazionale di Roma, fa la sua prima apparizione ufficiale nel Manifesto del Carnevale del 1931 dopo almeno un paio di anni di studi ed elaborazioni che risentono chiaramente del clima futurista di quegli anni ed in modo particolare della Tuta di Thayaht. A documentarne la genesi esistono numerosi disegni in parte conservati in questa donazione (sezione V), in parte proprietà della Fondazione Carnevale di Viareggio.
Da allora è stata quasi sempre raffigurata nei manifesti ufficiali, tuttavia non è mai divenuto un personaggio in carne ed ossa, attore di vicende più o meno comiche, come tutte le altre maschere della storia italiana. E’ i un simbolo, volendo un marchio, la cui forma essenziale, nel tratto e nei colori, in tutti questi decenni non ha mai perso di freschezza e attualità.L’allora Comitato Organizzatore dei Festeggiamenti del Carnevale richiese un manifesto “nuovo ma non estremo nella sua novità, che rappresentasse la natura vacanziera della città e ne descrivesse in sintesi gli aspetti peculiari, il sole, il mare, il Carnevale, le bellezze naturali”. Ma anche le due anime che da sempre convivono in Viareggio: la Darsena dei marinai e dei pescatori, dei costruttori di natanti, e la Passeggiata con i grandi alberghi, i caffè, la mondanità.
“ Così tutto fu fonte di ispirazione per Bonetti, le maglie dei bagnini, l’ombrellone a strisce bianche e rosse, l’azzurro del mare e del cielo (il colore dei Savoia assidui frequentatori delle spiagge della Versilia) e l’azzurro come colore dei costumi alla marinara. Ed ancora influenzeranno Bonetti i particolari del tipico abbigliamento dei pescatori, la magnosa ad esempio, o le mantellle di incerato color petrolio, e così si insinua anche la nota scura, nera della notte, e della pece dei calafati in contrapposizione alla luce, al giorno, al sole”. (Claudio Giorgetti)Così Bonetti ne parlò in una intervista: “Burlamacco fu una mia invenzione del 1930. Mi fu chiesto di fare un manifesto del Carnevale. Piacque subito. (…) Dopo l’uscita, nel 1931, del manifesto con l’accoppiata delle due figure sui moli, gli Zacconi mi riservarono una sorpresa. Un’autentica sorpresa. I veglioni di Carnevale, allora, si tenevano al Teatro Eden. E per il Carnevale1931 mi chiesero di disegnare un manifesto con le due figure a grandezza naturale. Il cartellone fu posto sul palcoscenico e all’apertura della serata accadde un fatto straordinario di cui non ero proprio al corrente. Davanti alle due maschere si erano posti due ballerini con indosso lo stesso costume. Quando le luci si accesero i due ballerini si staccarono dal cartellone e scesero in platea fra la folla. Fu una trovata degli Zacconi. Non so quanto contribuì ad essa Ermete Zacconi, furono i figli probabilmente ad avere l’idea. E’ certo che l’avvenimento contribuì alla diffusione delle due maschere. Quel cartellone restò in teatro per diversi anni (…). In uno di quegli anni, non ricordo quale, Ermete Zacconi fece una tournée in Sud America. Quando tornò mi chiese informazioni sulla maschera, accompagnandole xon dei complimenti. Io cercai di schivare i suoi elogi: ‘Beh, insomma…grazie!’ E lui: ‘Ma non lo sa che cosa ha fatto lei per Viareggio, avere finalmente una sua maschera!’ Mi fece diventare rosso… di piacere. E lui: ‘Che fa arrossisce? Si vergogna?’ Non gli seppi rispondere.”

Bibliografia:
AAVV, Il taccuino di Burlamacco, Pezzini Editore, Viareggio, 1993
Giorgetti Claudio (a cura di), La donazione Bonetti, Pezzini Editore, Viareggio, 1995
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